«999 anni sul Monte - con la bellezza drammatica negli occhi e nel cuore» (Davide Rondoni). Omelia del padre abate Bernardo per la Solennità della Dedicazione della Basilica e per il 999° anniversario della fondazione della nostra Comunità monastica

«999 anni sul Monte - con la bellezza drammatica negli occhi e nel cuore» (Davide Rondoni). Omelia per l’anniversario

 

27 aprile 2017: apertura straordinaria della Porta Santa in occasione della Solennità della Dedicazione della Basilica e del 999° anniversario della fondazione dell’Abbazia di San Miniato al Monte

 

Omelia

 

Fratelli e sorelle, anzitutto rendiamo grazie al Signore che permette che questo luogo, carissimo alla geografia della grazia di lapiriana memoria, da novecentonovantanove anni sia, con la sua bellezza e salvo qualche interruzione, con il lungo canto melodico di preghiera, spazio autenticamente dossologico, cioè di costante glorificazione del nome di Dio, del suo primato, della sua presenza nella nostra vita e nella nostra storia.

Ma come monaco, abate di questa comunità, con i miei fratelli con i quali abbiamo già solennemente celebrato stamani alle 7,15 la Messa consueta della comunità, grazie anche a voi che vi unite alla nostra riconoscenza col dono della vostra presenza, un dono non scontato tanto più in un giorno feriale e in un orario di lavoro e comunque di impegno.

Grazie in modo particolare al carissimo confratello nell'oblazione Don Paolo che partecipa a questa Messa dal loggione, ma è come se fosse in mezzo a noi, saluto con particolare gratitudine e affetto la madre venerabile delle Suore Stabilite, che è qui con noi con una sua consorella, e tutti voi nella consapevolezza che la bellezza di questo luogo non ha altro fondamento, ce lo ha ricordato San Paolo che non sia la pietra che è Gesù Cristo, una pietra viva per la quale possiamo davvero assimilare con un po' di audacia l'immagine bellissima del tempo di Ezechiele, un tempio dal quale sgorga acqua di vita perennemente. Quest'acqua di vita è davvero il miracolo per il quale queste pietre, anche queste pietre, come il tempio immaginato e profetizzato da Ezechiele, contengono vita, custodiscono vita, nell'Eucaristia anzitutto, nella parola che vi risuona, ma direi proprio nel fatto che se questo luogo non fosse vivificato dalla presenza dell'esterno della chiesa con una comunità credente che lo abita, e includo devo dire anche voi popolo sacerdotale, tutto questo si ridurrebbe ad un bellissimo museo e invece no, questo è un luogo vivo perché è Chiesa, è spazio sponsale, spazio di alleanza, spazio di risposta, di accoglienza, alla parola che il Signore non si stanca di pronunciare per intessere un dialogo sempre più vivo e accorato con un popolo che anche se distratto, ha in voi oggi un piccolo significativo resto che offre del tempo, dell'attenzione al suo manifestarsi in mezzo a noi

In forza di quello che stiamo dicendo la bellezza di San Miniato al Monte, che oggi compie novecentonovantanove anni, non può avere, va detto con forza, il suo modello nel tempio di Gerusalemme, un tempio venerabile, insigne, ma come tutti noi sappiamo distrutto e mai più di fatto ricostruito, il tempio al quale si ispira la bellezza e la vita di San Miniato è proprio il corpo del Signore Gesù di cui noi siamo membra, di cui noi siamo, come ci ha detto Paolo e dirà in modo ancora più forte ed esplicito San Pietro nella sua prima lettera, noi siamo le pietre vive, ben compaginate e connesse nella misura in cui davvero ci lasciamo inabitare dallo Spirito Santo che, in forza della sua natura amorosa, genera la coesione fra ciascuno di noi sicché da individui diventiamo finalmente persone che evangelicamente si tengono per mano, condividono e scoprono insieme una vocazione e per essa convertono la loro vita, perseguendo il primato dell'amore di Dio.

Dunque, come voi capite la liturgia della dedicazione del tempio, sta sempre più intensamente spostando la nostra attenzione dall'edificio, bellissimo quanto si vuole, ma comunque, ce lo ha ricordato drammaticamente il terremoto dei mesi scorsi, edificio inevitabilmente provvisorio, ad un altra costruzione, questa invece sottratta all'usura del tempo e degli spazi e cioè appunto il corpo vivente della Chiesa che è il vero oggetto della celebrazione anche di questa Messa che pure nei 999 anni da quando il Vescovo Ildebrando nascose in questo altare le reliquie, appena trovate in questo giorno, contenute nell'antica chiesa carolingia, ha motivo di particolare solennità; ecco noi soprattutto celebriamo, non i 999 anni trascorsi, ma il mistero del tempo che verrà, il mistero escatologico che la Chiesa fa suo come desiderio insopprimibile di ritrovata e definitiva comunione col Signore, quel desiderio che non a caso, contemplando l'approssimarsi della Gerusalemme celeste, fa cantare alla sposa, al finale dell'Apocalisse “Signore viene presto” Maranathà, e la risposta del Signore Gesù è quella promessa che tiene desto il nostro cuore, che ci fa vivere il tempo non più come maledizione che consuma, ma al contrario come ringiovanimento di tutta la nostra vita verso quell'istante in cui il Signore si manifesterà, secondo quello che lui dice a ciascuno di noi: “Sì verrò presto”.

Allora San Miniato esiste fratelli e sorelle non tanto e non solo per questi 999 anni che ci precedono, ma per tutta quella nuova storia che la grazia, la pazienza, la misericordia di Dio ci farà scrivere, anzitutto a noi monaci che abbiamo il privilegio di risiedere in questo santo luogo e insieme con voi tutto quello che di evangelicamente credibile riusciremo, obbedendo alla parola e allo Spirito Santo, a scrivere perché il Signore davvero possa tornare presto in mezzo a noi attirato da un nostro desiderio, sempre più intenso di essere definitiva e perenne comunione con lui. Amen

Trascrizione a cura di Grazia Collini

Fotografia di Mariangela Montanari